BRUNDIBAR
OPERA PER BAMBINI IN DUE ATTI

Esecuzione integrale dell’opera
rappresentata nel 1943
nel Lager di Theresienstadt (Cecoslavacchia)

A GENOVA, PALAZZO DUCALE,
SALONE DEL MAGGIOR CONSIGLIO
DOMENICA 10 FEBBRAIO 2019, H. 17,00 

 

IN CHE MODO «FARE MEMORIA» DELLA SHOÀH?

di Paolo Farinella, prete

Genova 27-01-2019. – Il 10 Febbraio 2019, alle ore 17,00 a Genova, Palazzo Ducale, Salone del Maggior Consiglio, per celebrare la «Memoria della Shòh», spenti i riflettori ufficiali, proponiamo (v. descrizione e progetto in pdf allegato), uno spettacolo unico e particolare con adulti e bambini.

Due sono i modi per «FARE MEMORIA» del vituperio assoluto che fu la Shoàh.

La prima è la rimembranza romantica e commossa che acquieta le coscienze senza lasciare traccia, se è vero, come stiamo vedendo in questi giorni, si possono ripetere gesti e scelte analoghe, anche se non paragonabili: deportazioni, complicità, silenzi, connivenze, complicità, dove l’acqua del Mediterraneo prende il posto del fuoco dei forni.

La seconda è essere disponibili a lasciarsi colpire allo stomaco e, doloranti, tenere gli occhi aperti per assaporare il ludibrio fino in fondo come gocce lente di fiele che avvelenano e liberano perché coinvolgono ed esigono una presa di posizione di oggi, come non ci fu ieri. Un pugno poderoso che non tramortisce, ma sveglia le fibre dell’anima per mettere in guardia che, anche se la Storia non si ripete mai, essa è testimone di tentativi di imitazione che possono avvelenare i pozzi della Democrazia, del Diritto, della Giustizia, della Dignità umana, della Civiltà (senza aggettivi) fino a perdere il senso minimo della «Pietas» inscritta nella natura della coscienza personale.

Tutto questo è BRUNDIBAR, opera teatrale e corale con bambini e adulti, legati a doppio filo dalla Musica e dall’Orrore nel lager cecoslovacco di Therensienstadt, dove i bambini che non hanno mai avuto infanzia e diventarono adulti d’un colpo nel 1943 ad Auschwitz, carne fresca per forni crematori.

I nazisti nella loro abissale e diabolica oscenità, usarono questi bambini come carta da parati, da mostrare alla Croce Rossa e a visitatori esterni per «dimostrare» oscenamente che il lager di Theresienstadt (e tutti gli altri) erano luoghi ameni di musica giocosa.

Se i lager erano la nefandezza dello spirito abbrutito e malato, la feccia del «peccato del mondo», usare i bambini deportati per nascondere l’ignominia dell’orrido e della disumanità, lascia senza parole, senza respiro e senza speranza.

Paradossalmente, pur bruciati vivi, quei bambini di ieri con i bambini di oggi che muoiono nel mare o nel lager della Libia, della Turchia o della Siria o dell’Afghanistan o nei campi di detenzione italiani, sono i vincitori perché sono impressi nella nostra memoria, nel senso di colpa che ci trafigge, nel desiderio di un mondo umano, giusto e legale. Noi oggi facciamo memoria di loro, figli e figlie nostri.

I bambini di Brundibar sono la nostra coscienza che mai ci farà sopire in pace come se la Shoàh non fosse mai accaduta, come se fosse ipotetico evento del passato perché la Shoàh è la spada a doppio taglio che ci obbliga a opporci a tutti i negazionisti che provano a scappare dall’orrore e dalla vigliaccheria, ma vi restano inchiodati perché tutti siamo colpevoli, specialmente se non facciamo nulla, se ci rintaniamo nel nostro guscio.

Non si doveva tacere ieri, nemmeno per salvare vite umane, come fece Pio XII, su cui, nonostante il suo formidabile servizio di assistenza salvifica per migliaia di Ebrei, pesa come un macigno il silenzio colpevole di non avere urlato a tutto il mondo la condanna irrevocabile del nazifascismo, costasse quel che doveva costare, fosse pure la sua deportazione.

Non possiamo tacere. Non dobbiamo tacere. Non vogliamo tacere.

È il mio impegno per oggi e domani fino alla mia morte e anche oltre.

L’opera Brundibar è serena, giocosa, divertente perché è un’opera celeste, un’opera di Dio che nel turbinio della morte, seppe sollevare i bambini a rango di salvatori dell’umanità: agnelli immolati e innocenti essi morirono perché noi vivessimo, morirono perché noi avessimo Giustizia e fossimo tutelati dal Diritto e mai dal sopruso.

Oggi noi li veneriamo e sul loro corpo incenerito, sulle note che essi sono stati capaci di liberare nel cielo come rondini di primavera, mentre li ascoltiamo e li eleggiamo figli e figlie nostri, noi oggi in silenzio, col cuore gonfio, ma con la ragione vigile scriviamo a sangue sulla nostra pelle come un marchio di civiltà, opposto al numero sul braccio degli internati, che l’antisemitismo è la fonte e l’alimento di ogni forma di razzismo, di disumanità e di abbrutimento dello spirito.

Ascoltando e vedendo Brundibar, in questo straordinario spettacolo, possiamo esserne degni.

Paolo Farinella, prete .- Genova